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Siete pronti per il 2012?

13 gen 2012

Ma come, appena iniziato il 2011, e già parliamo del prossimo anno? Intendiamoci, non intendo parlare delle varie teorie maya sulla predizione del 2012. Se davvero l’Armageddon dovesse arrivare il prossimo anno, credo che non ci potremmo far molto.

Piuttosto mi riferisco alla necessità di pianificare oggi ciò che vorremmo raccogliere il prossimo anno come frutto del nostro lavoro. Ne abbiamo già parlato a proposito della necessità per ogni manager di bilanciare i tre orizzonti temporali del passato, presente e futuro. Se ci pensiamo bene, gran parte dei risultati del 2011 per la nostra azienda sono stati non solo preventivati, ma in gran parte realizzati. Più un’azienda è organizzata, più le attività produttive di risultati si spostano nel tempo. Certo, non parliamo del 100% dei risultati, ma comunque di una parte molto rilevante.

Futuro: prossima uscitaIl punto è che i fattori che realmente possono fare la differenza nella crescita di un’azienda (innovazione, formazione, strategie di business) necessitano di tempo per poter realizzare i loro effetti. In un anno post-crisi come questo, il rischio è che molti manager si accontentino di navigare a vista, un po’ per il timore che la crisi in realtà non sia finita, un po’ perché si cerca di riguadagnare terreno fronteggiando ancora conti aziendali non sempre perfettamente in ordine.

(continua…)

L’effetto “Gap”

15 ott Logo Gap

Gap è una delle aziende dell’abbigliamento di maggior successo negli Stati Uniti. Al gruppo appartengono vari marchi (oltre a GAP c’è Banana Republic) che negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno continuato a sostenere un certo ritmo di crescita. Gap stessa è però in un processo di “ringiovanimento” del suo brand, con una strategia di posizionamento che vuole dare al suo stile un appeal più “stiloso”. Questo processo strategico ha portato ad un vero e proprio rebranding del noto marchio, compresa la proposta di un nuovo logo.

Tutto normale, tante aziende nel tempo hanno operato in questo modo. Spesso cambi di strategia di prodotto e azioni di rebranding hanno portato a modifiche di questo tipo in tantissime realtà. Per certi versi il percorso di Gap ha seguito i dettami di un classico manuale di strategia di branding. Ma è successo un fatto senza precedenti.

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Last Minute Management

16 set Last Minute Management

Sono oramai anni che esistono in circolazione tantissime tecniche e teorie in merito alla Gestione del Tempo. I corsi di Time Management hanno spopolato negli anni ottanta e novanta, la diffusione delle agende “intelligenti” prima, e dei software poi hanno dato un’ulteriore spinta a questa tendenza. Eppure, oggi come allora, i manager e i professionisti di tutto il mondo accusano sempre e comunque di non avere abbastanza tempo.

Al di là del fatto che questa frase è intimamente errata – il tempo è la risorsa più democratica che abbiamo, ognuno di noi ne ha lo stesso quantitativo: 24 ore al giorno – la questione fondamentale è un’altra. Del tempo non conta tanto la quantità, ma la velocità di reazione, la flessibilità, la capacità di adattarsi “in corsa” alle modificazioni delle situazioni.

Last Minute PanicIn un contesto in cui le tecnologie non fanno altro che accelerare la dimensione della velocità, sembra paradossale, ma pensare di programmare il tempo non solo può essere fuorviante, ma addirittura… inutile. Ancor più in un momento di crisi economica in cui ogni lavoratore deve mettere a fuoco al massimo i propri obiettivi per permettere alla propria realtà aziendale di sopravvivere. Ovviamente contano tanto le predisposizioni personali. Molte persone entrano in stati d’ansia profonda di fronte all’incertezza della programmazione del proprio lavoro. Altre invece, riescono a dare il meglio solo in situazioni di ansia profonda.

Ricordo ad esempio che già ai tempi dell’università, gli esami in cui ho avuto i risultati migliori erano quelli che avevano una intensa preparazione dell’ultimo secondo. Ma come fare a trasformare questa predisposizione, in un vantaggio sul posto di lavoro? E invece come gestire, per chi ne soffre, le ansie dell’ultimo minuto?

La risposta è la medesima per entrambe le risposte in realtà. E ci viene dal mondo dello spettacolo. Molte arti, come il teatro, fanno uso dell’improvvisazione per poter far fronte ad imprevisti di varia natura. La musica jazz ha fatto dell’improvvisazione quasi un modus operandi. Eppure, tutte si basano su un aspetto: la grande preparazione che sta alla base. Difatti, per improvvisare ci vuole una grandissima esperienza.

Ed è così anche nel management del proprio tempo. Gestire gli imprevisti e le emergenze significa essere pronti per quel frangente senza averlo programmato. La competenza e la conoscenza della materia che ci troviamo ad affrontare permette di riuscire a gestire ogni situazione, anche la più complessa, in poco tempo. E questo al di là del fatto che alcune persone stimolino lo stress ed altre invece cerchino di limitarlo grazie ad una attenta programmazione: l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Il titolo di questo post è, dunque, in realtà fuorviante. Perché il Last Minute Management, la capacità di prendere decisioni corrette all’ultimo minuto, si basa su una grande preparazione, sull’investimento continuo in competenze e conoscenze, sulla preparazione alle emergenze e su un’apertura mentale al cambiamento fortemente pragamatica.

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