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	<title>Sergio G. Caredda</title>
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	<description>Il Blog Personale di Un Navigatore nell&#039;età della conoscenza</description>
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		<title>Good Bye Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 06:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella notte è deceduto Steve Jobs. E&#8217; stato un grande uomo, artefice della rivoluzione di Apple e del sistema operativo MacIntosh, ma che ha anche cambiato per sempre il nostro modo di ascoltare musica, di telefonare, di interagire con la rete. Molti lo considerano un inventore. Ma in realtà il suo grande merito è stato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=203&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Steve Jobs" src="http://timenerdworld.files.wordpress.com/2011/10/apple.jpg?w=352&#038;h=198" alt="Steve Jobs" width="352" height="198" />Nella notte è deceduto <strong><a href="http://www.apple.com/stevejobs/">Steve Jobs</a></strong>.</p>
<p>E&#8217; stato un grande uomo, artefice della rivoluzione di <strong>Apple</strong> e del sistema operativo MacIntosh, ma che ha anche cambiato per sempre il nostro modo di ascoltare musica, di telefonare, di interagire con la rete.</p>
<p>Molti lo considerano un inventore. Ma in realtà il suo grande merito è stato quello di essere davvero un grande manager. Capace di fare della <em><strong>semplicità</strong></em> la sua arma di competizione col mercato. Sbaragliando la concorrenza. E creando un fenomeno unico al mondo. Gli <em>Apple Lovers</em> più che clienti spesso tendono a somigliare quasi ad un&#8217;ideologia o ad una religione. Certo, in passato, quando il Mac era davvero di nicchia, questo sentimento era ancora più diffuso di oggi. Eppure una vecchia battuta che circolava molti anni fa mantiene ancora intatto il suo fascino: <em>se due mac-user si incontrano per caso in vacanza, parleranno del loro mac. Nessun pc-user invece parlerà del proprio PC</em>.</p>
<p>Le sue doti di grande manager e presentatore sono evidenti a tutti. Basterebbe dare un&#8217;occhiata alla rete di vendita dei suoi negozi in giro per il mondo per accorgersene. La rete più profittevole al mondo basata, semplicemente sul <em>good management</em>. Così pure come il modello di business dell&#8217;app-store o del music-store online. Talmente semplice da essere disarmante per i più.</p>
<p>Dal mondo i <a href="http://techland.time.com/2011/10/05/ap-reports-apple-says-steve-jobs-has-died/">messaggi di cordoglio</a> sono innumerevoli. E tutti sottolineano la grande innovazione di un uomo che è stato sicuramente un Leader atipico, dotato di una gran voglia di primeggiare con le azioni più che con le parole.</p>
<p>Eppure anche le sue parole sono state importanti. Come quelle pronunciate nel 2005 al <a href="http://news.stanford.edu/news/2005/june15/jobs-061505.html">discorso di apertura</a> dell&#8217;anno accademico all&#8217;università di Stanford.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sergiocaredda.eu/2011/10/06/good-bye-steve-jobs/"><img src="http://img.youtube.com/vi/UF8uR6Z6KLc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>E quel suo messaggio chiave dato ai giovani di seguire il proprio cuore nella vita e nelle cose da raggiungere. Un insegnamento di fondamentale importanza per una persona che è riuscita a influenzare il resto del mondo col suo cuore. Anche con la grande avventura di Pixar, non scordiamocelo, ed il sogno realizzato di poter collaborare con Walt Disney (anche li lavorando con ingegno e semplicità).</p>
<p>Che dire, questa prematura (benché purtroppo annunciata) dipartita è una grande perdita per tutti. Al di là delle frasi fatte e di circostanza, l&#8217;umanità intera perde il riferimento di un uomo che ha cambiato le regole del business. Certo, il suo <em>heritage</em> rimarrà in un&#8217;azienda solida ed in un modo di pensare ormai consolidato.</p>
<p><em>Think Different</em> avrebbe detto.</p>
<p>E noi proveremo a farlo ogni giorno di nuovo.</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" alt="" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sergiocaredda.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sergiocaredda.wordpress.com/203/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=203&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Siete pronti per il 2012?</title>
		<link>http://sergiocaredda.eu/2011/01/13/siete-pronti-per-il-2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 12:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma come, appena iniziato il 2011, e già parliamo del prossimo anno? Intendiamoci, non intendo parlare delle varie teorie maya sulla predizione del 2012. Se davvero l&#8217;Armageddon dovesse arrivare il prossimo anno, credo che non ci potremmo far molto. Piuttosto mi riferisco alla necessità di pianificare oggi ciò che vorremmo raccogliere il prossimo anno come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=192&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma come, appena iniziato il 2011, e già parliamo del prossimo anno? Intendiamoci, non intendo parlare delle varie teorie maya sulla predizione del 2012. Se davvero l&#8217;Armageddon dovesse arrivare il prossimo anno, credo che non ci potremmo far molto.</p>
<p>Piuttosto mi riferisco alla necessità di pianificare oggi ciò che vorremmo raccogliere il prossimo anno come frutto del nostro lavoro. Ne abbiamo <a title="Il Canto di Natale tra Passato, Presente e Futuro" href="http://sergiocaredda.eu/2010/12/25/il-canto-di-natale-tra-passato-presente-e-futuro/">già parlato</a> a proposito della necessità per ogni manager di bilanciare i tre orizzonti temporali del passato, presente e futuro. Se ci pensiamo bene, gran parte dei risultati del 2011 per la nostra azienda sono stati non solo preventivati, ma in gran parte realizzati. Più un&#8217;azienda è organizzata, più le attività produttive di risultati si spostano nel tempo. Certo, non parliamo del 100% dei risultati, ma comunque di una parte molto <em>rilevante</em>.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-197" title="Future: Prossima Uscita" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2011/01/future_freeway_sign250_1.jpg?w=250&#038;h=255" alt="Futuro: prossima uscita" width="250" height="255" />Il punto è che i fattori che realmente possono fare la differenza nella crescita di un&#8217;azienda (innovazione, formazione, strategie di business) necessitano di tempo per poter realizzare i loro effetti. In un anno post-crisi come questo, il rischio è che molti manager si accontentino di <strong>navigare a vista</strong>, un po&#8217; per il timore che la crisi in realtà non sia finita, un po&#8217; perché si cerca di riguadagnare terreno fronteggiando ancora conti aziendali non sempre perfettamente in ordine.</p>
<p><span id="more-192"></span></p>
<p>La questione è antica: nei momenti di crisi le aziende (e i manager) si comportano in maniera pro-ciclica, tagliando investimenti e costi, impedendo quindi all&#8217;azienda di mettere le basi per la crescita. Quando poi il mercato si riprenderà, rimettere in modo i meccanismi di innovazione necessiterà di tempo. Il che farà perdere all&#8217;azienda opportunità ed occasioni di crescita.</p>
<p>Ragionare su un insieme di <strong>orizzonti temporali </strong>(breve, medio e lungo) sempre ben presenti è una delle modalità fondamentali per assicurare un approccio manageriale bilanciato e che sia soprattutto <em>anti-ciclico</em>. Come dire, l&#8217;approccio corretto dovrebbe essere questo: tempo di crisi, maggiori investimenti per lo sviluppo al fine di cogliere al meglio il momento di uscita dalla crisi. Tempi di crescita, controllo continuo dei costi di modo da poter affrontare serenamente eventuali crisi.</p>
<p>Parrebbe una questione di semplice buon senso, ma allora perché non viene applicata così? Il nocciolo sta nella domanda di cui sopra, pochi pochissimi ragionano correntemente su tutti gli orizzonti temporali. E pochi saprebbero rispondere alla domanda &#8220;Siete pronti per il 2012&#8243;.</p>
<p><img class="alignleft" title="Ombrello" src="http://www.papercrave.com/images/blog-images/umbrella-card-detail.jpg" alt="" width="258" height="258" />Ma come fare allora? Una soluzione c&#8217;è è si chiama <strong><em>Scenario Planning</em> </strong>pianificazione per scenari. Si tratta di una modalità di approccio che rifiuta la necessità di un&#8217;accuratezza previsionale di tipo statistico per il futuro, entro un quadro deterministico, ma piuttosto privilegi una approccio di tanti futuri possibili, all&#8217;interno dei quali ogni azienda (ed ogni manager) deve implementare le proprie strategie di modo che possano riuscire a far fronte ad un raggio di possibilità il più ampio possibile.</p>
<p>Del resto, ragioniamo spesso per <em>scenari</em> anche nella nostra vita personale. Pensiamo ad un weekend passato fuori-porta. Spesso le previsioni meteo, attendibili per le successive 24 ore, diventano vaghe più avanti ci spostiamo nel futuro. Quindi che fare? Ci attrezziamo per far fronte a diverse situazioni meteo, quindi magari pur aspettandoci il caldo, ci portiamo dietro l&#8217;ombrello ed una felpa. Certo, se siamo ad agosto difficilmente nevicherà, ma comunque il ventaglio delle possibilità è coperto.</p>
<p>Fare lo stesso in azienda è complesso? No, ma bisogna prendere una scelta importante, quella di non guardare unicamente ai numeri, <em><strong>e spaziare nel futuro con la mente aperta</strong></em>.</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" alt="" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sergiocaredda.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sergiocaredda.wordpress.com/192/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=192&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mille Pensieri Felici</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 09:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, mentre stavo scrivendo l&#8217;articolo per il primo dell&#8217;anno, mi sono imbattuto in una domanda che per molti davvero è senza risposta. Come si fa ad essere felici? Lungi dal pensare di poter offrire La risposta a questa domanda, credo però ci siano tante piccole cose che si possono fare per vivere meglio ed in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=181&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, mentre stavo scrivendo l&#8217;<a title="Anno nuovo: 10 propositi per migliorare noi stessi" href="http://sergiocaredda.eu/2011/01/01/anno-nuovo-10-propositi-per-migliorare-noi-stessi/">articolo per il primo dell&#8217;anno</a>, mi sono imbattuto in una domanda che per molti davvero è senza risposta. <em>Come si fa ad essere felici?</em></p>
<p><a href="http://millepensierifelici.tumblr.com"><img class="alignleft" title="Mille Pensieri Felici" src="http://static.tumblr.com/clf9e6w/OB6le1cir/millepensierifelici.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Lungi dal pensare di poter offrire La risposta a questa domanda, credo però ci siano tante piccole cose che si possono fare per vivere meglio ed in maniera maggiormente positiva. Ed ho deciso di provare a raccoglierle in un breve diario giornaliero realizzato su <a title="Tumblr Homepage" href="http://www.tumblr.com" target="_blank">Tumblr</a> dal titolo &#8220;<a title="Mille Pensieri Felici" href="http://millepensierifelici.tumblr.com" target="_blank">Mille Pensieri Felici</a>&#8220;. Bè, 1000 consigli è effettivamente un traguardo ambizioso, ma sono già riuscito a metterne assieme più di un centinaio che vi aspettano sul medesimo link. Ogni giorno son pubblicati un pensiero (disponibili questi anche in <a title="Pensieri Felici in Ordine Cronologico" href="http://millepensierifelici.tumblr.com/tagged/pensiero/chrono" target="_blank">ordine cronologico</a>), una <a title="Le fotografie di Mille Pensieri Felici" href="http://millepensierifelici.tumblr.com/tagged/fotografia/chrono" target="_blank">fotografia</a> od un immagine evocativa ed una <a title="Le citazioni di Mille Pensieri Felici" href="http://millepensierifelici.tumblr.com/tagged/citazione/chrono" target="_blank">citazione</a> sul tema della felicità. Inoltre ogni tanto pubblico anche qualche <a title="I collegamenti web di Mille Pensieri Felici." href="http://millepensierifelici.tumblr.com/tagged/link/chrono" target="_blank">link</a> a qualche sito interessante sul tema presente in rete.</p>
<p>L&#8217;idea è che questo progetto sia aperto anche al contributo dei lettori. E&#8217; quindi possibile <a title="Invia il tuo Pensiero Felice" href="http://millepensierifelici.tumblr.com/submit" target="_blank">inviare il vostro Pensiero Felice</a> direttamente su Tumblr, e quindi contribuire ad un&#8217;idea lontana dalle soluzioni new-age troppo sofisticate, e che vuole radicarsi nella realtà e nel pragmatismo necessario. Migliorando un poco ogni giorno.</p>
<p>Per dare all&#8217;idea la più ampia diffusione possibile, ho anche creato una <a title="Mille Pensieri Felici on Facebook" href="http://www.facebook.com/pages/Mille-Pensieri-Felici/133008963424838" target="_blank">pagina su Facebook</a> dedicata al progetto.</p>
<p>Man mano che saranno pubblicati, gli ultimi articoli compariranno anche sulla destra di questo blog grazie al feed rss che si aggiorna di continuo.</p>
<p>Buona Lettura!</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" border="0" alt="" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sergiocaredda.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sergiocaredda.wordpress.com/181/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=181&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Mille Pensieri Felici</media:title>
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		<title>Anno nuovo: 10 propositi per migliorare noi stessi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 10:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Autosviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni anno finisce con un bilancio di ciò che si è fatto (o spesso non fatto), e con qualche buon proposito per l&#8217;anno che verrà. Molto spesso esprimiamo anche la speranza di voler essere più felici. Ma siamo davvero sicuri di aver fatto tutto il possibile per essere davvero felici? Si lo so, qualcuno tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=150&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno finisce con un bilancio di ciò che si è fatto (o spesso non fatto), e con qualche buon proposito per l&#8217;anno che verrà. Molto spesso esprimiamo anche la speranza di voler essere più felici. Ma siamo davvero sicuri di aver fatto tutto il possibile per essere davvero felici?</p>
<p>Si lo so, qualcuno tra voi, con un impeto di sarcasmo dirà &#8220;cosa c&#8217;entra la felicità adesso?&#8221;. A molto può apparire un termine abusato, ad altri un termine troppo vuoto di significato, ad altri ancora una meta irraggiungibile. Più semplicemente per felicità intendo quel momento i durata variabile in cui pensando a noi stessi e a ciò che abbiamo fatti ci sentiamo tranquilli e&#8230; sorridiamo.</p>
<h2>10 suggerimenti per un anno &#8220;felice&#8221;</h2>
<p>Ecco quindi qualche suggerimento non tanto per essere &#8220;felici&#8221;, ma per sentirci sempre più a posto con noi stessi, e forse un po&#8217; migliori.</p>
<p><span id="more-150"></span></p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/pointing_finger.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-151" title="Pointing_Finger" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/pointing_finger.jpg?w=150&#038;h=150" alt="Non giudicare gli Altri" width="150" height="150" /></a><span style="font-weight:normal;">1. </span><strong><span style="font-weight:normal;"><strong>Non giudicare gli altri</strong>. Dedichiamo tantissima della nostra energia a giudicare gli altri. Come si veste, come cammina, come parla, come scrive, come canta, come ragiona, come si esprime, come lavora, come non lavora, come cucina, come beve, come fuma etc. etc. sono tantissime le fonti del nostro giudizio. Ma troppo spesso ci dimentichiamo che quando puntiamo il dito su qualcuno, altre tre dita della mano sono rivolte verso di noi. E sappiamo quanto ci infastidisca essere giudicati. Al giudizio (troppo spesso pre-giudizio) cerchiamo di sostituire atteggiamenti di apertura, ascolto e comprensione. Faranno del bene non solo alle altre persone, ma soprattutto a noi stessi perché ci lasceranno l&#8217;energia per poter nutrire il nostro sviluppo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;"><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-145" title="past-present-future" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future.jpg?w=150&#038;h=125" alt="Ottieni il massimo dal presente" width="150" height="125" /></a>2. <strong>Ottieni il massimo dal presente</strong></span></strong><span style="font-weight:normal;">. Oltre che a giudicare gli altri, dedichiamo buona parte della nostra energia a preoccuparci del futuro o ad avere rimpianti per il passato. Perché sprecare così tanta energia? Non c&#8217;è nulla che si possa fare per cambiare il passato, e preoccuparsi per qualcosa che non c&#8217;è ancora finisce per succhiare ancora più energie, che finisce che non possiamo dedicare all&#8217;unica cosa che possiamo controllare per davvero: il nostro presente. </span></p>
<p><span style="font-weight:normal;">Questo non vuol dire dimenticarsi di imparare dagli errori del passato, o prepararsi per ciò che ci porta il futuro, ma significa evitare di alimentare preoccupazioni inutili che ci distolgono da ciò che veramente possiamo influenzare. Vivere il presente al meglio è il modo migliore per segnare il futuro che ci si para innanzi, e magari porre rimedio anche a qualche errore del passato.</span></p>
<p><span style="font-weight:normal;"><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/thank-you.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-154" title="thank-you" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/thank-you.jpg?w=132&#038;h=150" alt="Non dimenticare di dire Grazie" width="132" height="150" /></a>3. <strong>Non dimenticare di dire Grazie</strong>. A volte capita di incontrare persone che benché guadagnino meno della metà di noi, e vivano in condizioni disagiate, sono in grado di sorridere alla vita molto più di quanto abbiamo mai fatto. Indaffarati nelle nostre mille attività quotidiane spesso ci dimentichiamo che tutto ciò che ci circonda, dalla persone che amiamo, al lavoro che ci fornisce sicurezza economica, agli amici, a tutto ciò che possediamo, sono doni per i quali dobbiamo ringraziare. Sempre. Facendo attenzione alle piccole cose. Dire grazie al tassista che ci ha accompagnato al nostro appuntamento, al cameriere che al bar ci ha fatto il caffè, al postino che ci ha consegnato un pacchetto e così via può apparire un piccolo gesto insignificante, ma può fare la differenza. Non è questione di sola educazione, ma di guardare al lato positivo delle cose. </span></p>
<p><span style="font-weight:normal;">E sembrerà strano, più guardiamo alle cose con un occhio positivo, più la positività attorno a noi ci appariranno rosee. E quel tassista, quel cameriere, quel postino potranno fare meglio il loro lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight:normal;"><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/loneliness.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-155" title="loneliness" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/loneliness.jpg?w=150&#038;h=95" alt="Pensa con la tua testa" width="150" height="95" /></a>4. </span><span style="font-weight:normal;"><strong>Pensa con la tua testa</strong>. Non seguire il gregge, ma cerca di esprimere sempre la tua individualità e la tua unicità. Non cercare di sembrare uguale a tutti gli altri, ma fai valere i tuoi punti di forza e le tue differenze. Ciò che ti rende unico è davvero la tua più grossa fonte di energia.</span></p>
<p><span style="font-weight:normal;">Troppo spesso ci concentriamo su ciò che gli altri possono pensare di noi, sui loro commenti ed i loro giudizi. E finisce che ci facciamo controllare dagli altri. Diciamo basta a questo atteggiamento. Noi siamo la forza che ci fa andare avanti. E solo noi possiamo decidere chi o cosa vogliamo essere. </span></p>
<p><span style="font-weight:normal;">Ricordiamoci anche che quando vogliamo condividere qualcosa con gli altri, che sia un sentimento o un emozione, solo poche persone possono davvero aiutarci e capirci. E a questi dobbiamo rivolgere sempre la nostra attenzione in un gesto di reciprocità continua.</span></p>
<p><span style="font-weight:normal;"><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/priorities-1024x768.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-156" title="priorities-1024x768" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/priorities-1024x768.jpg?w=150&#038;h=112" alt="Adatta le tue priorità" width="150" height="112" /></a>5.<strong> Adatta le tue priorità</strong>. Troppo spesso i risultati che otteniamo nella nostra vita sono l&#8217;esito dei limiti che ci siamo imposti. Invece è fondamentale che adattiamo continuamente le nostre priorità alla situazione attuale, cercando di espandere il più possibile le nostre opzioni. Eliminiamo la parola &#8220;impossibile&#8221; dal nostro dizionario, e cerchiamo di non farci mai influenzare troppo da eventuali errori commessi in passato. </span></p>
<p>Le priorità sono alla base della nostra motivazione. Se siamo noi stessi i primi distruttori della nostra energia motivazionale, sarà sempre più difficile andare avanti. Ecco perché dobbiamo ricordarci ogni mattina della nostra vista che se vogliamo possiamo arrivare davvero ovunque. E che la nostra vita deve essere un sogno che vogliamo realizzare. Questo si ci porterà davvero a raggiungere tutto ciò che vogliamo.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/autostima.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-157" title="Autostima" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/autostima.jpg?w=150&#038;h=99" alt="Fai le cose che ti piacciono" width="150" height="99" /></a>6. <strong>Fai le cose che ti piacciono</strong>. Certo non sempre è possibile fare unicamente ciò che ci piace. Ma quanto spesso finiamo per esaurire le nostre energie cercando di compiacere solo gli altri, finendo delusi ed amareggiati di ciò che ci rimane? Ecco perché è importante focalizzarci su ciò che ci piace e ci motiva. Cerchiamo di dedicare almeno un&#8217;ora al giorno ad una attività per noi piacevole. E già questo ci dovrebbe aiutare tantissimo.</p>
<p>Lo step successivo è quello di fare in modo che ogni cosa che facciamo (anche quelle che ci piacciono meno) possa contenere un po&#8217; della nostra energia positiva e della nostra motivazione. Come? Potrebbe apparire complicato, ma son sicuro che ognuno di noi riesce a trovare un motivo in ciò che sta facendo. Finendo per contribuire con la propria automotivazione al proprio successo personale. Non facendo le cose per gli altri. Ma per noi stessi innanzitutto.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/opportunity_boulevard1.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-159" title="opportunity_boulevard(1)" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/opportunity_boulevard1.gif?w=150&#038;h=104" alt="Scegli un lavoro appagante" width="150" height="104" /></a>7. <strong>Scegli un lavoro appagante.</strong> Visto che spendiamo la gran parte del nostro tempo al lavoro, cerchiamo di fare in modo che non divenga la principale fonte di stress e di negatività. Certo, non sempre è facile trovare il lavoro dei propri sogni. Ma sicuramente si può fare in modo che divenga appagante.</p>
<p>Innanzitutto, scegli un lavoro che ti possa piacere. E dedicaci passione. Solo così cesserà di essere un&#8217;attività di sussistenza e potrà diventare un qualcosa di appagante. Certo, non è detto che tutto nasca subito perfetto, o che tutto vada secondo i nostri piani. Stiamo quindi attenti alle opportunità che il mercato ci offre, e cerchiamo di non aver paura anche di reiniziare qualche volta daccapo in un altro contesto, se questa è la scelta giusta per noi.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/how_are_you_feeling_today_poster.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-160" title="how_are_you_feeling_today_poster" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/how_are_you_feeling_today_poster.jpg?w=112&#038;h=150" alt="Decidi come sentirti oggi!" width="112" height="150" /></a>8. <strong>Decidi come sentirti oggi!</strong> E&#8217; vero spesso una giornata piovosa, un po&#8217; di nebbiolina, il vicino di casa che fa rumore, la macchina che non parte&#8230; tutto sembra rivoltarsi contro di noi e sembrerebbe impossibile trovare un aspetto positivo. Eppure&#8230; il mio primo capo al lavoro mi ha insegnato una cosa fondamentale. Le persone di successo <em>hanno il sole dentro</em>. Nel senso che non si fanno condizionare da fatti esterni, ma decidono di sorridere, e prendono il controllo delle loro emozioni. Ecco, anche noi dobbiamo imparare che controllando le nostre emozioni, facendo leva sui nostri sentimenti, possiamo sicuramente fare molto per rendere positive le nostre giornate. Senza lasciare che siano le circostanze a decidere per noi stessi.</p>
<p>Cosa fare quando invece le emozioni prendono il sopravvento? Succede, siamo degli organismi che vivono anche dei loro eccessi emotivi. L&#8217;importante è non averne mai vergogna. Che si tratti di un pianto o di una grassa risata è comunque parte della vostra persona. Se vi fa sentire a disagio, attendete, passerà in fretta. Se proprio sapete che è un problema per voi, cercate di evitare situazioni in cui tale emozione può manifestarsi troppo apertamente. In ogni modo ricordate che siete sempre in controllo delle vostre azioni.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/felice.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-158" title="felice" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/felice.jpg?w=150&#038;h=101" alt="Decidi di essere felice" width="150" height="101" /></a>9. <strong>Decidi di essere felice</strong>. Se decidi di essere felice nessuno potrà ostacolarti. Significa riuscire ad avere un atteggiamento mentale aperto e positivo rispetto a tutto. Certo, non significa che verranno a mancare momenti di sconforto o tristezza, ma saranno momenti limitati nel tempo, e che potranno avere il positivo esito di rinforzarti ancora nella tua voglia di felicità. La cosa positiva è che quando una persona è felice, tende ad attirare persone con il medesimo stato mentale.</p>
<p>Ma come fare nella realtà per sostenere questo desiderio? Bè, a parte seguire quanto già detto sopra, significa mettere in gioco continuamente le proprie capacità di ascolto e comunicazione. Capisci cosa gli altri vogliono, e comunica sempre in modo aperto e preciso, senza che ci siano incomprensioni. E soprattutto non promettere a nessuno, neanche a te stesso, cose che non puoi mantenere. La prima causa di infelicità è legata al mancanto rispetto delle aspettative.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/behappy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-161" title="behappy" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/behappy.jpg?w=112&#038;h=150" alt="Sii Felice" width="112" height="150" /></a>10. <strong>Sii felice</strong>. Ovvio, direte. Eppure ci sono persone che avendo seguito tutti gli step, mancano l&#8217;ultimo livello perché in qualche modo gli sembra <em>strano</em> essere felici. Alcuni non hanno mai riconosciuto questo sentimento, sepolto sotto una coltre di indifferenza e sarcasmo. Invece bisogna insistere. Sfruttando ogni occasione in cui poter sorridere. Utilizza il tuo tempo libero per fare le cose che ti piacciono. Coccola il tuo gatto. Osserva il tuo bambino mentre dorme. Dai una carezza al tuo partner prima di uscire. Leggi un buon libro sul divano mentre fuori piove. Sorprendi i tuoi amici con una cena cucinata da te. Siediti a tavola e mangia tutto ciò che vuoi per una volta senza controllare le calorie. Telefona a tua mamma quando ne senti il bisogno. Organizza una festa. Fai un po&#8217; di shopping. Vivi la tua giornata al meglio, senza arrenderti a succedanei o imitazioni.</p>
<p>Sii te stesso sempre. E sii felice!</p>
<h2>E per finire&#8230;</h2>
<p>Bè, non mi resta che ringraziarvi tutti per l&#8217;attenzione, ed augurare a tutti che il 2011 sia davvero un Anno Buono!</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" border="0" alt="" /></p>
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		<title>Il Canto di Natale tra Passato, Presente e Futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 09:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lewis Carrol scrisse il Canto di Natale nel 1843, creando uno dei racconti più famosi sullo spirito natalizio, divenuta anche famosa per la reinterpretazione disneyana di Ebenezer Scrooge interpretato da Paperon de&#8217; Paperoni. Ma perché parliamo di questo racconto? Al di là della coincidenza con la data odierna, appunto il Natale, c&#8217;è un aspetto del racconto di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=139&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lewis Carro</strong>l scrisse il <a title="Wikipedia: Canto di Natale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canto_di_Natale">Canto di Natale</a> nel 1843, creando uno dei racconti più famosi sullo spirito natalizio, divenuta anche famosa per la reinterpretazione disneyana di Ebenezer Scrooge interpretato da Paperon de&#8217; Paperoni. Ma perché parliamo di questo racconto? Al di là della coincidenza con la data odierna, appunto il Natale, c&#8217;è un aspetto del racconto di Carrol che merita essere sottolineato, e che può insegnare molto anche in ambito manageriale. Non mi riferisco tanto alla lezione morale che l&#8217;autore persegue col racconto stesso, ma ai <em>tre orizzonti</em> temporali utilizzati nel racconto: <strong>Passato</strong>, <strong>Presente</strong>, <strong>Futuro</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-143" title="A-Christmas-carol" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/a-christmas-carol.jpg?w=150&#038;h=85" alt="Canto di Natale" width="150" height="85" /></p>
<p>Nel racconto, infatti, il protagonista acquisisce consapevolezza del suo modo di comportarsi grazie a tre fantasmi che gli si presentano innanzi durante la notte: lo <em>spirito del Natale Passato</em>, che mostra gli errori commessi dal giovano Scrooge e la nascita del suo egoismo, lo <em>spirito del Natale Presente</em>, che mostra come stia vivendo il Natale il più stretto collaboratore del protagonista, e infine lo <em>spirito del Natale Futuro</em> che mostra i risultati di una vita di egoismo e taccagneria, quando, dopo la morte di Scrooge, nessuno ne piangerà la scomparsa. Scrooge cambierà atteggiamento proprio grazie alla rivisitazione degli errori del passato, ed all&#8217;aver compreso gli effetti del suo comportamento sia sul presente che sul futuro.</p>
<h2>I tre orizzonti<a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future-smallsign.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-141" title="past-present-future-smallsign" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future-smallsign.jpg?w=150&#038;h=107" alt="Passato - Presente - Futuro" width="150" height="107" /></a></h2>
<p>Ogni scelta o decisione informata dovrebbe tenere in considerazione questi tre orizzonti. Troppo spesso facciamo scelte unicamente basandoci su uno dei tre orizzonti. Dipende dalla propria personalità, dalle proprie propensioni, dalla situazione. Alcuni tendono a basare le proprie scelte unicamente su ciò che è stato fatto nel passato, magari su dati e numeri relativi ai risultati prodotti, senza tenere presenti le modifiche delle situazioni attuali e future. Altri tendono a concentrarsi unicamente sul presente, sostanzialmente &#8220;vivendo alla giornata&#8221;, riducendo il tutto ad una banalizzazione del <em>carpe diem</em> di oraziana memoria. Infine alcuni (molto pochi per la verità) si concentrano unicamente sul futuro, &#8220;sperando&#8221; in qualche sorta di provvidenza che possa cambiar loro la vita senza però agire a tal riguardo.</p>
<p><span id="more-139"></span></p>
<p>Bene, quando queste tendenze individuali vengono portate in ambito aziendale, le cose si complicano ulteriormente. Purtroppo l&#8217;organizzazione del lavoro &#8220;classica&#8221; tende ulteriormente a privilegiare uno degli orizzonti, quello passato. I sistemi ed i processi di pianificazione e controllo si basano per la maggior parte sul passato, sui risultati prodotti, sui numeri ottenuti. E le previsioni vengono estrapolate unicamente tenendo in considerazione questi dati, con risultati troppo spesso non attendibili.</p>
<p>Alcuni &#8220;manager&#8221; tendono a portare invece le loro scelte sul piano del presente, dei risultati immediati. Abbiamo avuto esempi lampanti di come questo atteggiamento possa creare notevoli dissesti, magari perché qualcuno ha pensato più ai risultati del proprio bonus che a quelli dell&#8217;intera azienda. Al di là di questi atteggiamenti di patologia organizzativa, è vero che per alcune azienda il futuro si limita in realtà all&#8217;immediato, e molte scelte vengono fatte unicamente guardando unicamente alla sopravvivenza dell&#8217;oggi.</p>
<p>Infine, in qualche raro caso, ci si tende a spingere unicamente verso il futuro, con due tipi di atteggiamenti. Il primo potrebbe essere sintetizzato con una frase titolo di un bellissimo libro di qualche anno fa: <em>Io speriamo che me la cavo</em>. E&#8217; l&#8217;atteggiamento di chi non ha una strategia, ma vuole tirare avanti sperando nella proverbiale &#8220;botta di c&#8230;&#8221;, finendo per proiettarsi nel futuro senza alcuna idea precisa. Cosa accada però quando la &#8220;botta&#8221; non arriva è facile intuirlo. Il secondo atteggiamento, meno fatalistico potrebbe apparire più sfrontato, ed è spesso figlio dell&#8217;idea che nessuno ci ha compresi nel presente. Il rischio è quello di trovarsi dinnanzi ad un muro di gomma, raccogliendo a destra e manca tutto ciò che appare un&#8217;occasione, senza un&#8217;attenta focalizzazione e unicamente buttandosi verso l&#8217;ignoto.</p>
<h2>Necessità di un Bilanciamento.</h2>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-145" title="past-present-future" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/past-present-future.jpg?w=150&#038;h=125" alt="" width="150" height="125" /></a>Quanto sia necessario bilanciare i tre orizzonti è invece proprio la lezione che possiamo trarre da Carrol, e che andrebbe applicata nel lavoro di ogni giorno all&#8217;interno di ogni organizzazione.</p>
<ol>
<li>Occorre <strong>apprendere</strong> i risultati che si sono avuti nel passato per capire <strong>quali sono gli errori</strong> che non occorre commettere più. I dati numerici sicuramente non possono essere una base attendibile per i successi del futuro (o almeno lo sono solo in minima parte), ma possono sicuramente darci importanti indicazioni su ciò che <span style="text-decoration:underline;">non dobbiamo ripetere</span>.</li>
<li>Occorre <strong>comprendere</strong> il presente e <strong>gli effetti diretti delle scelte di ieri</strong> su ciò che ci circonda. Guardando innanzitutto all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, perché nel presente sono le <strong>Persone</strong> gli attori fondamentali. Un esempio? Se abbiamo lanciato un cambiamento organizzativo o strategico occorre monitorare nel presente come questo venga vissuto questo dalle persone. E&#8217; nel presente che si liberano le energie positive ma anche le tossine negative di cambiamenti mal digeriti. Cogliere i sintomi immediatamente è l&#8217;unico modo per poter intervenire prima che i risultati siano già troppo negativi.</li>
<li>Occorre <strong>immaginare</strong> il futuro per quello che potrebbe essere, ragionando per <strong>scenari ipotetici</strong> più che pianificando una realtà che ha radici unicamente nel passato. Solo così si potrà essere pronti a cogliere le opportunità man mano che si presentano, in un esercizio che deve essere continuamente adattato, e non può essere limitato ad una breve riunione annuale in cui si &#8220;sogna&#8221; qualcosa che potrebbe anche non  accadere.</li>
</ol>
<p>Questo bilanciamento va perseguito sia dotando l&#8217;organizzazione degli strumenti a supporto, ma soprattutto contribuendo con il proprio individuale atteggiamento mentale. Sono le persone che possono fare la differenza in questo caso! Perché ogni processo decisionale, anche quello apparentemente più insignificante, diventa immediatamente più efficace se questi tre orizzonti vengono presi immediatamente in considerazione.</p>
<h2>E infine, un Augurio</h2>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/babbo_natale_vespa.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-140" title="babbo_natale_vespa" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/12/babbo_natale_vespa.jpg?w=150&#038;h=113" alt="" width="150" height="113" /></a>Considerato il giorno, non posso non augurare a tutti i lettori un Sereno Natale.</p>
<p>Sperando che questo periodo di festa possa servire a tutti per fare un bilancio dell&#8217;anno passato, magari degli errori commessi, capendo cosa ci sta succedendo attorno, e ci permetta infine di sognare qualcosa per il futuro che vorremo realizzare.</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" border="0" alt="" /></p>
<hr noshade="noshade" />
<p><strong>Note</strong>:<br />
Per chi non avesse ancora letto il racconto, può farlo online sul sito di <a title="Wikisource; Cantico di Natale" href="http://it.wikisource.org/wiki/Cantico_di_Natale">wikisource</a>, oppure grazie al progetto Liber Liber si può anche <a title="Liber Liber Libro Parlato: Cantico di Natale" href="http://www.liberliber.it/audioteca/d/dickens/cantico_di_natale/mp3/dickens_cantico_di.m3u">ascoltarne</a> la versione integrale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sergiocaredda.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sergiocaredda.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=139&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Human Capital Investor: una visione diversa del Talent Management.</title>
		<link>http://sergiocaredda.eu/2010/10/24/human-capital-investor-una-visione-diversa-del-talent-management/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 09:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
				<category><![CDATA[hr]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale Intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[Talent Management]]></category>

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		<description><![CDATA[In un recente articolo che ho pubblicato su Hamlet dal titolo Il Talento dei &#8220;Normali&#8221; ho discusso del fatto che troppo spesso il Talent Management si concentra sui &#8220;pochi&#8221; classificati come &#8220;Alti Potenziali&#8221;, sostanzialmente ricreando una situazione di &#8220;aristocrazia intellettuale&#8221; in azienda, e dimenticandosi che nessuna organizzazione può permettersi il lusso di non considerare che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=97&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un recente articolo che ho <a title="Link all'articolo." href="http://www.aidp.it/riviste/articolo.php?id=3&amp;ida=1583&amp;idn=177&amp;idx=177-26" target="_self">pubblicato su Hamlet dal titolo <em>Il Talento dei &#8220;Normali&#8221;</em></a> ho discusso del fatto che troppo spesso il Talent Management si concentra sui &#8220;pochi&#8221; classificati come &#8220;Alti Potenziali&#8221;, sostanzialmente ricreando una situazione di &#8220;aristocrazia intellettuale&#8221; in azienda, e dimenticandosi che nessuna organizzazione può permettersi il lusso di non considerare che il lavoro è svolto da tutti i collaboratori dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>Ogni persona in realtà, entrando in azienda contribuisce con il proprio &#8220;talento&#8221; al successo dell&#8217;organizzazione. La questione che si pone non è quindi di rispondere unicamente alle esigenze di chi contribuisce con una quantità maggiore di talento, quanto piuttosto di &#8220;retribuire&#8221; questo talento in maniera appropriata, e di lavorare per svilupparlo in maniera opportuna.</p>
<p>Da tempo ritengo che per comprendere questo concetto sia necessario cambiare paradigma nel concepire il rapporto tra azienda e mondo del lavoro. Quando si parla di recruiting, di attrazione dei talenti, non ci si può esimere dal fatto che ormai il mercato del lavoro per la maggior parte delle professionalità intellettuali si è evoluto in un &#8220;supplier market&#8221; in cui i singoli lavoratori intellettuali agiscono sempre più come degli investitori che ragionano su come investire il proprio talento, il proprio &#8220;Capitale Umano&#8221;.</p>
<h2>Return on Investment on Human Capital</h2>
<p>Per ragionare in questi termini alcuni anni fa, quando collaborai con <strong>Franco D&#8217;Egidio</strong> alla stesura del libro &#8220;La nuova bussola del manager&#8221; proposi una formulazione empirica del <em>Return on Investment on Human Capital</em>. L&#8217;intento era quello di rappresentare in una formulazione matematica l&#8217;insieme delle componenti di investimento che ogni <em>Talento</em> mette in campo, e l&#8217;insieme dei ritorni attesi.</p>
<p><span id="more-97"></span></p>
<p>Ecco la formula <a id="reffn1" href="#fn1"><sup>1</sup></a>:</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/10/equazione_roi_hc.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-98" title="equazione_ROI_hc" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/10/equazione_roi_hc.png?w=324&#038;h=58" alt="" width="324" height="58" /></a></p>
<p>dove l&#8217;investimento della persona è costituito da <em><strong>C</strong></em> = Competenze più <em><strong>Vp</strong></em> = Valori Personali, moltiplicato per <em><strong>F<sub>i</sub></strong></em> = Fiducia al tempo iniziale, moltiplicata per <em><strong>Sf</strong></em> = Sforzo e per <em><strong>t</strong></em> = Tempo. Le componenti di ricavo sono invece date dalla sommatoria di <em><strong>R</strong></em> = Ricavo Finanziario, <em><strong>Opp</strong></em> = Opportunità di Crescita Personale, <em><strong>Rnf</strong></em> = Ricavi non finanziari, <em><strong>Rpe</strong></em> = livello di Realizzazione Personale, il tutto moltiplicato per <em><strong>F<sub>f</sub></strong></em> = Fiducia al tempo finale.</p>
<p>Quali sono le considerazioni fondamentali che questa formula ci pone davanti? Vediamole assieme:</p>
<ul>
<li>Le persone titolari di un &#8220;Capitale Umano&#8221; tendono a ragionare come degli investitori, ovvero valutano il possibile Ritorno sull&#8217;Investimento. Che però non è unicamente di natura finanziaria, ma comprende fattori non finanziari, e fattori individuali come il livello atteso di realizzazione personale.</li>
<li>Il fattore fondamentale dal punto di vista dell&#8217;azienda è quello della <strong>Fiducia</strong>. Qualora difatti il livello di fiducia dovesse diminuire nel tempo, il moltiplicatore diverrebbe marginale, spingendo il ROI verso zero, e di fatto annullando il ritorno sull&#8217;investimento. In situazioni normali, qualora il livello di fiducia dovesse rimanere immutato vi sarebbe una semplice elisione del moltiplicatore al numeratore ed al denominatore. Le aziende che garantiscono il miglior investimento sono quello che riescono ad accrescere nel tempo il livello di fiducia.</li>
<li>Le persone non contribuiscono unicamente con le loro <strong>competenze</strong>, ma anche con il loro contributo valoriale che è da intendersi come condivisione di valori rispetto all&#8217;organizzazione con la quale decidono di collaborare. Questo contributo trova un riscontro nei Ricavi non finanziari del lavoro, che non sono da intendersi unicamente come <em>benefit</em>, ma soprattutto come riconoscimenti in senso ampio da parte dell&#8217;azienda.</li>
<li>Il contributo delle persone va calcolato sia sull&#8217;asse del tempo che dello sforzo. Vedere unicamente una delle due componenti spesso porta ad un visione limitata del lavoro stesso.</li>
</ul>
<h2>La Propensione al Rischio</h2>
<p>Quando parliamo di <em>Ritorno sull&#8217;Investimento </em>parlando di un possibile investitore, va ovviamente considerata anche la <strong>Propensione al rischio</strong> dell&#8217;investitore stesso. La propensione al rischio porterà l&#8217;investitore a decidere verso quale tipologia di lavoro portarsi, lo guiderà nelle scelte di cambio di lavoro etc. La teoria economica ci dice che laddove il rischio è maggiore anche il ROI debba essere maggiore (fatto salvo, ovviamente, il rischio di non vedere per nulla un ritorno). Ebbene possiamo dire che quando una persona si affaccia sul mercato del lavoro anche la propensione al rischio gioca un ruolo fondamentale. Dal punto di vista della formula che abbiamo impostato il rischio più alto si ha da parte di chi decide di fare l&#8217;imprenditore in quanto nessuno degli elementi del numeratore è noto. Il rischio minore invece lo si ha nell&#8217;indirizzo verso un lavoro manuale ripetitivo: in tal caso, difatti, avremo probabilmente solo due componenti al denominatore (sforzo e tempo, o addirittura solo tempo) e un elemento noto al numeratore (Ricavo Finanziario). E&#8217; la situazione del &#8220;classico&#8221; operaio inteso alla Charlot di Tempi Moderni per intenderci.</p>
<h2>Quali Conseguenze</h2>
<p>Modificare l&#8217;approccio e pensare al lavoratore come un &#8220;investitore&#8221; di Capitale Umano ha un impatto importante in termini di strategia di attrazione e mantenimento dei Talenti. Innanzitutto rovescia i rapporti di &#8220;forza&#8221; tra azienda a chi cerca lavoro, cosa ancora più vera oggi con la modifica sostanziale del <a title="Leggi l'articolo &quot;Managing the NeXt Generation&quot;" href="http://sergiocaredda.eu/2009/09/13/managing-the-next-generation/" target="_blank">modo di intendere il lavoro della nuova generazione Y</a>. Ma soprattutto deve far cambiare la modalità di intendere il concetto di <em>Employer Branding</em>.</p>
<p>In fase di selezione le aziende devono essere capaci di mostrare i livelli di raggiungibilità di tutte e quattro le componenti del numeratore della nostra formula. O, per dirla in altro modo, Soldi, Opportunità di crescita, Benefit. Ma soprattutto devono riuscire a mantenere nel tempo i livelli di coerenza promessi, pena la caduta di quel livello di fiducia che diventa l&#8217;asse portante del nostro ragionamento.</p>
<p>In soldoni, una vera funzione di Talent Management deve riuscire ad accompagnare la risorsa in azienda per tutto il suo percorso, senza abbandonarla a se stessa dopo la fase di selezione. Troppo spesso invece accade questo: promesse mirabolanti in sede di selezione che nei fatti non vengono mantenute.</p>
<p>Parlare di Gestione del talento, o Gestione del Capitale Umano significa in definitiva parlare di <strong>Gestione della Motivazione</strong>.Del resto le componenti del numeratore della formula di cui sopra sono tutti elementi motivazionali, tutti egualmente importanti anche se, ovviamente, legati alle aspettative di ogni singola persona.</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" border="0" alt="" /></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<hr />
<p><a id="fn1" href="#reffn1">1.</a> <strong>Franco D&#8217;Egidio</strong>, <em>La nuova bussola del manager</em>, ETAS, Milano, 2003, pp 220-222</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sergiocaredda.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sergiocaredda.wordpress.com/97/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=97&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;effetto &#8220;Gap&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 06:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Branding]]></category>
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		<category><![CDATA[Talent Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Gap è una delle aziende dell&#8217;abbigliamento di maggior successo negli Stati Uniti. Al gruppo appartengono vari marchi (oltre a GAP c&#8217;è Banana Republic) che negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno continuato a sostenere un certo ritmo di crescita. Gap stessa è però in un processo di &#8220;ringiovanimento&#8221; del suo brand, con una strategia di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=92&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gap è una delle aziende dell&#8217;abbigliamento di maggior successo negli Stati Uniti. Al gruppo appartengono vari marchi (oltre a GAP c&#8217;è Banana Republic) che negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno continuato a sostenere un certo ritmo di crescita. Gap stessa è però in un processo di &#8220;ringiovanimento&#8221; del suo brand, con una strategia di posizionamento che vuole dare al suo stile un appeal più &#8220;stiloso&#8221;. Questo processo strategico ha portato ad un vero e proprio <strong>rebranding</strong> del noto marchio, compresa la proposta di un nuovo logo.</p>
<p>Tutto normale, tante aziende nel tempo hanno operato in questo modo. Spesso cambi di strategia di prodotto e azioni di rebranding hanno portato a modifiche di questo tipo in tantissime realtà. Per certi versi il percorso di Gap ha seguito i dettami di un classico manuale di strategia di branding. Ma è successo un fatto senza precedenti.</p>
<p><span id="more-92"></span></p>
<p><img class="size-medium wp-image-93 alignright" title="Logo Gap" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/10/logo_gap_new.jpg?w=300&#038;h=155" alt="" width="300" height="155" /></p>
<p>Il 4 ottobre scorso Gap ha presentato il nuovo logo sul proprio sito corporate, ed immediatamente si è scatenato un pandemonio. In particolare sulla pagina <strong>Facebook</strong> di Gap, oltre che in centinaia di blog sparsi per il web, migliaia id persone hanno reagito al nuovo design con disprezzo, sottolineando in effetti come il vecchio logo fosse un pezzo dell&#8217;animo stesso dell&#8217;azienda.</p>
<p>Raccogliendo la sfida lanciata dagli utenti del social network, l&#8217;11 ottobre il presidente di Gap <strong>Marka Hansen</strong> ha rilasciato una dichiarazione proprio su Facebook, proponendo una nuova strada per l&#8217;adozione del logo: quella di raccogliere le idee dei tanti utenti e blogger in un tentativo di &#8220;<a title="Definizione di Crowdsourcing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing" target="_self">crowdsourcing</a>&#8220;, ovvero raccogliendo i feedback di tutti.</p>
<p>Ma le critiche non si son spente. La questione non era tanto sulla necessità di un nuovo logo, quanto proprio sul fatto di voler mantenere quello vecchio. Così il 12 ottobre lo stesso CEO annuncia che l&#8217;idea di un nuovo logo veniva abbandonata, ed il vecchio &#8220;blue box&#8221; tornava al suo posto.</p>
<p>Per la prima volta nella storia l&#8217;interazione tra clienti e azienda si era spinta quasi al livello di una &#8220;rivolta&#8221; tale da far fare nel giro di una settimana una clamorosa marcia indietro su un tema, quello del  rinnovo di un brand, che sicuramente non era stata presa a piè leggero, e che sarà costata tanto in termini di investimento da parte dell&#8217;azienda. Forse se l&#8217;azienda avesse coinvolto la propria comunità virtuale prima di proporre il nuovo logo, forse non si sarebbe assistito a questo fiasco.</p>
<p>Man mano che la discussione si è spenta, ci si è accorti però che non erano solo i clienti ad aver &#8220;protestato&#8221;. Il nuovo logo era stato infatti annunciato il 4 ottobre come novità anche per tutti i dipendenti dell&#8217;azienda, che si son trovati spiazzati, non conoscendo le ragioni del cambiamento, e <span style="text-decoration:underline;">non hanno potuto difendere la scelta aziendale</span>. In ogni grande cambiamento strategico aziendale, un ruolo chiave lo gioca la condivisione da parte delle risorse interne. Condivisione che non va intesa come un referendum di accettazione intendiamoci. La leadership di un&#8217;organizzazione deve essere capace di <span style="text-decoration:underline;">trasmettere le motivazioni di un cambiamento strategico facendo leva sui valori stessi dell&#8217;organizzazione</span> con la massima trasparenza all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione prima che questi vengano annunciati verso l&#8217;esterno.</p>
<p>Solo così un&#8217;organizzazione può ascoltare poi quali siano le esigenze di un cliente e riportarle all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione. Uno dei primi commenti su Facebook postati diceva &#8220;ho visto il nuovo sul sito, sono andato subio al negozio sotto casa ed ho cheisto allo store manager &#8220;perché avete cambiato logo&#8221;&#8230; e lui mi ha guardato con aria perplessa, dicendo poi &#8220;ma si tratta sicuramente di uno scherzo&#8221;. Se questa è la reazione della forza lavoro, un qualsiasi cambio strategico importante come un&#8217;azione di rebranding non ha speranza. Specie in un&#8217;azienda che vive della relazione costante con il suo pubblico ed i suoi clienti.</p>
<p>Internet ed i social network hanno accelerato un fenomeno che è sempre stato presente. 20 anni fa probabilmente il risultato di una scelta sbagliata in termini di rebranding si sarebbero percepiti dopo molti mesi con forti cali delle vendite. Oggi, direi fortunatamente per la stessa azienda, il danno è stato limitato dalla coalizzazione immediata di chi giudicava sbagliato quel cambiamento. Il che eviterà sicuramente dei problemi ulteriori. Ma ha anche messo in evidenza un forte problema di leadership interno all&#8217;organizzazione, incapace non solo di coinvolgere i propri clienti ma anche e soprattutto le proprie risorse interne.</p>
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		<title>Una nuova casa</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 13:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come tutti avrete notato mantenere la mia presenza sul web nel tempo è stato piuttosto complicato. Carenza di tempo, di attenzione, di spunti, in genere &#8220;voglia di una pausa&#8221; per certi versi mi hanno portato a meditare molto sulla mia presenza sul web. Che ho deciso di limitare fortemente. Approfittando della scadenza dell&#8217;abbonamento al dominio, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=87&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti avrete notato mantenere la mia presenza sul web nel tempo è stato piuttosto complicato. Carenza di tempo, di attenzione, di spunti, in genere &#8220;voglia di una pausa&#8221; per certi versi mi hanno portato a meditare molto sulla mia presenza sul web. Che ho deciso di limitare fortemente.</p>
<p>Approfittando della scadenza dell&#8217;abbonamento al dominio, ho chiuso il blog &#8220;EcletticaMente&#8221; che per quasi due anni mi aveva accompagnato. E&#8217; stata una bella avventura, ma troppo grossa da gestire da solo. Ho chiuso quindi anche il rapporto con <a href="http://mediatemple.net/">MediaTemple</a>, non avendo più necessità di un server intero da gestire in autonomia, e ho deciso di spostare il mio blog personale su <a href="http://wordpress.com">wordpress.com</a>.</p>
<p>Pian piano riprenderò a pubblicare qualche contenuto relativo soprattutto ai temi di management e gestione delle Risorse Umane.</p>
<p><img src="http://signatures.mylivesignature.com/85676/scaredda/f243e996c2cdcab5b2514eb01e035375.png" border="0" alt="" /></p>
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		<title>Gestire le Differenze</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 16:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
				<category><![CDATA[hr]]></category>
		<category><![CDATA[diversity management]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle parole chiave nella gestione delle Risorse Umane dall&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico da ormai quasi vent&#8217;anni, è la gestione delle diversità nel mondo del lavoro. Col termine di Diversity Management si indica quell&#8217;insieme di processi e modalità operative volte a garantire il rispetto di tutte le forme di diversità all&#8217;interno del posto di lavoro. Cosa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=67&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle parole chiave nella gestione delle Risorse Umane dall&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico da ormai quasi vent&#8217;anni, è la gestione delle diversità nel mondo del lavoro. Col termine di <em>Diversity Management</em> si indica quell&#8217;insieme di processi e modalità operative volte a garantire il rispetto di tutte le forme di diversità all&#8217;interno del posto di lavoro.</p>
<h2>Cosa è il Diversity Management</h2>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/06/diversity1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-69" title="Diversity" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2010/06/diversity1.jpg?w=300&#038;h=299" alt="" width="300" height="299" /></a>Ma la realtà del Diversity Management non sta solo nel rispetto di una normativa, o in generale della sua applicazione come elemento di <em>compliance</em> o di <em>responsabilità sociale</em> come molti credono. Si tratta di un modello manageriale dalla solide basi fattuali, che ha come obiettivo quello di &#8220;far fruttare&#8221; il cosiddetto <em>diversity dividend</em>, ovvero il Dividendo che la diversità in azienda riesce a produrre. Si tratta di un elemento intangibile dagli effetti fortemente &#8220;tangibili&#8221;.</p>
<p>Attuare politiche di valorizzazione delle diversità ha infatti ripercussioni immediate, avvalorate da molti studi, in almeno 4 campi:</p>
<ul>
<li><strong>Sviluppo dell&#8217;efficienza della funzione HR</strong>: grazie alla diversità la funzione HR non si deve preoccupare di <em>normalizzare</em> il personale all&#8217;interno del proprio perimetro, ma dovrà semplicemente puntare sulle capacità individuali di ognuno, divenendo in poche parole più efficiente.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Miglioramento dei processi decisionali</strong>: la presenza di una forza lavoro altamente differenziata al suo interno fa bene all&#8217;azienda soprattutto grazie al mix degli apporti individuali differenti in termini di stili decisionali, di problem-solving, di creatività, di innovazione. Tutti elementi chiave per le moderne aziende basate sulla conoscenza.</li>
<li><strong>Sviluppo di competenze interculturali:</strong> le aziende con alti tassi di differenziazione interna sono anche quelle più capaci di operare in ambienti complessi da un punto di vista culturale, sia in Italia che nel mondo.</li>
<li><strong>Maggiore capacità di rispondere a pubblici eterogenei</strong>: grazie alla differenziazione interna l&#8217;azienda sarà in grado di proporre prodotti e servizi come pure strategie di marketing e vendite più adatte ad una base di consumatori più diversificata, invece di rivolgersi ad un consumatore indifferenziato.</li>
</ul>
<p>Sono proprio questi 4 punti che permettono ad un&#8217;azienda di rilevare quel valore economico che nasce dalla diversità.</p>
<p>Le politiche di Diversity non si applicano unicamente al personale. Esse possono (e spesso devono) essere applicate anche verso tutto il complesso degli <em>stakeholders</em>. Si parla già da tempo di diversity applicata al Marketing, e quindi ai consumatori in termini di marketing focalizzato alle differenti tipologie di comunicazione. Ma si parla anche, più di recente, di <em>Supplier Diversity</em>, laddove l&#8217;azienda cerca di rivolgersi ad un pubblico di fornitori, in particolare di servizi, di appartenenza eterogenea.</p>
<h2>La situazione in Italia</h2>
<p>Il modello americano però non è attecchito a dovere in Europa, ed in particolare in Italia. Eppure, la questione della valorizzazione delle differenze è una questione che anche le aziende italiane si trovano già oggi ad affrontare.</p>
<p>Gli ostacoli principali nell&#8217;identificazione delle diversità come fonte di ricchezza sono al momento di tre tipi:</p>
<ol>
<li><strong>Culturali</strong>. L&#8217;Italia vive in una cultura per molti versi legate alle appartenenza ad un gruppo definito o definibile come &#8220;normale&#8221;. Non lasciamoci ingannare dai tanti campanilismi esistenti nel nostro paese, è vero che sottolineano delle differenze, ma sempre in un <em>noi</em> contro loro. L&#8217;esperienza di omologazione culturale ha fatto si che per molti versi manager e imprenditori abbiano da sempre preferito circondarsi di persone <em>simili</em> piuttosto che sviluppare un approccio intellettuale alle differenze dei singoli individui.</li>
<li><strong>Legislative</strong>. Il forte retaggio culturale, anche di matrice cattolica, ha fortemente impattato sulla normativa antidiscriminatoria. Quella esistente spesso nasce dall&#8217;applicazione di normative comunitarie, ma l&#8217;impronta è molto legata ad un&#8217;idea assistenzialistica piuttosto che di vera e propria parità. La cosa può essere ritrovata nelle modalità di applicazione delle varie normative, come quella di <em>Pari Opportunità</em> nei confronti delle donne, oppure delle Categorie Protette nei confronti soprattutto dei portatori di handicap. Il che sottolinea che in Italia il principio generale non è il rispetto della persona come individuo, ma come appartenente ad un gruppo od una categoria specifica.</li>
<li><strong>Economiche</strong>. In Italia non esiste alcun incentivo alla promozione delle differenze in ambito organizzativo. Anzi vi è spesso la percezione che una promozione di questo tipo possa costituire più un &#8220;costo&#8221; che un vero vantaggio. E questo è riscontrabile nella promozione sociale del lavoro delle donne, come pure nell&#8217;attenzione che si fa a mediatizzare l&#8217;eventuale tutela dei diritti dei dipendenti omosessuali. Il problema è che storicamente le aziende italiane sopportano una marea di costi sociali che lo stato non ha mai voluto gestire, e che ha sempre scaricato sul sistema economico. La percezione spesso è quindi che parlare di &#8220;diversity management&#8221; sia insistere ancora una volta su una dimensione assistenziale che l&#8217;impresa, giustamente, non vuole intraprendere.</li>
</ol>
<p>Da tutto questo emerge chiaramente come in Italia la questione delle diversità non sia all&#8217;ordine del giorno. L&#8217;unica area dove un lavoro è stato fatto è quella del lavoro femminile, troppo spesso ancora legato al già citato concetto di Pari Opportunità. L&#8217;azione delle consigliere di parità in tutta Italia sta provando a modificare l&#8217;attitudine generale, per la quale esistono ancora lavori &#8220;da donna&#8221;. Ma non si riesce a far fronte in maniera completa alla necessità di un forte cambiamento culturale.</p>
<h2>Le basi del cambiamento culturale</h2>
<p>Eppure la cosa non è complicata. Nella mia esperienza d&#8217;aula mi è bastato alcune volte utilizzare un semplice esercizio per riuscire ad abbassare il principale ostacolo alla valorizzazione delle differenze, che è quello della <strong>normalità</strong>. Elencando le caratteristico dell&#8217;uomo &#8220;normale&#8221; chiedevo a tutte le persone che non si riconoscevano in questa tipologia di alzarsi dalla sedia. Generalmente è sufficiente elencarne 5 o 6 per far si che non rimanga più nessuno seduto: uomo, alto 1 metro e 78, 46 anni, capelli biondi, occhi chiari, eterosessuale, cristiano&#8230; (i dati sono quelli relativi alle caratteristiche della classe dirigente europea pubblicati da Eurostat).</p>
<p>A questo punto dopo aver smaterializzato l&#8217;idea che esista una normalità, occorre abbattere il muro dei <strong>pregiudizi</strong>, questi si i veri ostacoli all&#8217;apprezzamento di ogni diversità. Purtroppo sono tanti, e talmente radicati nel nostro inconscio collettivo prima ancora che in quello individuale da essere difficilmente rintracciabili e modificabili. Per cui alla fine una donna di successo è accettata solo se maschilizzata (la classica &#8220;donna con le palle&#8221; ). Riuscire a gestire un piccolo pregiudizio risulta fattibile. Ma come fare quando ci si presenta un caso complesso? Sempre nei miei corsi citavo un esempio: una donna di colore, di origine islamica, parzialmente disabile e lesbica. I più aperti esclamavano &#8220;ma ce le ha tutte!&#8221;, gli altri guardavano quasi con ribrezzo alla prospettiva che un simile &#8220;essere&#8221; potesse davvero esistere.</p>
<p>Certo, si tratta di esagerazioni legate a casi d&#8217;aula. Ma fanno riflettere. Come pure fa riflettere quel sottile velo di perbenismo che preferisco assimilare all&#8217;intelligenza sociale, che molto spesso viene &#8220;aggiustata&#8221; sulla base delle nostre necessità del momento. Per cui si certo una donna va benissimo che lavori e che divenga anche manager&#8230; se lo fa nell&#8217;ambito delle risorse umane. Un omosessuale va benissimo che faccia il parrucchiere. Un italiano di colore, indipendentemente dalle lauree, può lavorare benissimo in un call-center.</p>
<p>Purtroppo la sfida che le aziende si trovano davanti è quella di non riuscire più ad attrarre una forza lavoro che oggi ha tra i suoi lavori la diversità e l&#8217;unicità di ogni individuo. Riuscire nell&#8217;impresa di far diventare questo modello una prassi manageriale diviene quindi fondamentale per chiunque voglia cimentarsi sui mercati globali, anch&#8217;essi sempre più differenziati. Con un corollario: nessun organismo riesce a gestire una diversità esterna maggiore di quella al suo interno.</p>
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		<title>Last Minute Management</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 13:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Caredda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[improvvisazione]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono oramai anni che esistono in circolazione tantissime tecniche e teorie in merito alla Gestione del Tempo. I corsi di Time Management hanno spopolato negli anni ottanta e novanta, la diffusione delle agende &#8220;intelligenti&#8221; prima, e dei software poi hanno dato un&#8217;ulteriore spinta a questa tendenza. Eppure, oggi come allora, i manager e i professionisti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sergiocaredda.eu&amp;blog=16318268&amp;post=58&amp;subd=sergiocaredda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono oramai anni che esistono in circolazione tantissime tecniche e teorie in merito alla Gestione del Tempo. I corsi di Time Management hanno spopolato negli anni ottanta e novanta, la diffusione delle agende &#8220;intelligenti&#8221; prima, e dei software poi hanno dato un&#8217;ulteriore spinta a questa tendenza. Eppure, oggi come allora, i manager e i professionisti di tutto il mondo accusano sempre e comunque di <em>non avere abbastanza tempo</em>.</p>
<p>Al di là del fatto che questa frase è intimamente errata &#8211; il tempo è la risorsa più democratica che abbiamo, ognuno di noi ne ha lo stesso quantitativo: 24 ore al giorno &#8211; la questione fondamentale è un&#8217;altra. Del tempo non conta tanto la quantità, ma la velocità di reazione, la flessibilità, la capacità di adattarsi &#8220;in corsa&#8221; alle modificazioni delle situazioni.</p>
<p><a href="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2009/09/lastminutepanic.png"><img class="alignright size-medium wp-image-59" title="Last Minute Panic" src="http://sergiocaredda.files.wordpress.com/2009/09/lastminutepanic.png?w=232&#038;h=300" alt="Last Minute Panic" width="232" height="300" /></a>In un contesto in cui le tecnologie non fanno altro che accelerare la dimensione della velocità, sembra paradossale, ma pensare di programmare il tempo non solo può essere fuorviante, ma addirittura&#8230; inutile. Ancor più in un momento di crisi economica in cui ogni lavoratore deve mettere a fuoco al massimo i propri obiettivi per permettere alla propria realtà aziendale di sopravvivere. Ovviamente contano tanto le predisposizioni personali. Molte persone entrano in stati d&#8217;ansia profonda di fronte all&#8217;incertezza della programmazione del proprio lavoro. Altre invece, riescono a dare il meglio solo in situazioni di ansia profonda.</p>
<p>Ricordo ad esempio che già ai tempi dell&#8217;università, gli esami in cui ho avuto i risultati migliori erano quelli che avevano una intensa preparazione dell&#8217;ultimo secondo. Ma come fare a trasformare questa predisposizione, in un vantaggio sul posto di lavoro? E invece come gestire, per chi ne soffre, le ansie dell&#8217;ultimo minuto?</p>
<p>La risposta è la medesima per entrambe le risposte in realtà. E ci viene dal mondo dello spettacolo. Molte arti, come il teatro, fanno uso dell&#8217;<strong>improvvisazione </strong>per poter far fronte ad imprevisti di varia natura. La musica jazz ha fatto dell&#8217;improvvisazione quasi un modus operandi. Eppure, tutte si basano su un aspetto: la grande preparazione che sta alla base. Difatti, per improvvisare ci vuole una grandissima esperienza.</p>
<p>Ed è così anche nel management del proprio tempo. Gestire gli imprevisti e le emergenze significa <em>essere pronti</em> per quel frangente <em>senza averlo programmato</em>. La competenza e la conoscenza della materia che ci troviamo ad affrontare permette di riuscire a gestire ogni situazione, anche la più complessa, in poco tempo. E questo al di là del fatto che alcune persone stimolino lo stress ed altre invece cerchino di limitarlo grazie ad una attenta programmazione: l&#8217;imprevisto è sempre dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Il titolo di questo post è, dunque, in realtà fuorviante. Perché il <strong>Last Minute Management</strong>, la capacità di prendere decisioni corrette all&#8217;ultimo minuto, si basa su una grande preparazione, sull&#8217;investimento continuo in competenze e conoscenze, sulla preparazione alle emergenze e su un&#8217;apertura mentale al cambiamento fortemente pragamatica.</p>
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