Il Canto di Natale tra Passato, Presente e Futuro


Lewis Carrol scrisse il Canto di Natale nel 1843, creando uno dei racconti più famosi sullo spirito natalizio, divenuta anche famosa per la reinterpretazione disneyana di Ebenezer Scrooge interpretato da Paperon de’ Paperoni. Ma perché parliamo di questo racconto? Al di là della coincidenza con la data odierna, appunto il Natale, c’è un aspetto del racconto di Carrol che merita essere sottolineato, e che può insegnare molto anche in ambito manageriale. Non mi riferisco tanto alla lezione morale che l’autore persegue col racconto stesso, ma ai tre orizzonti temporali utilizzati nel racconto: Passato, Presente, Futuro.

Canto di Natale

Nel racconto, infatti, il protagonista acquisisce consapevolezza del suo modo di comportarsi grazie a tre fantasmi che gli si presentano innanzi durante la notte: lo spirito del Natale Passato, che mostra gli errori commessi dal giovano Scrooge e la nascita del suo egoismo, lo spirito del Natale Presente, che mostra come stia vivendo il Natale il più stretto collaboratore del protagonista, e infine lo spirito del Natale Futuro che mostra i risultati di una vita di egoismo e taccagneria, quando, dopo la morte di Scrooge, nessuno ne piangerà la scomparsa. Scrooge cambierà atteggiamento proprio grazie alla rivisitazione degli errori del passato, ed all’aver compreso gli effetti del suo comportamento sia sul presente che sul futuro.

I tre orizzontiPassato - Presente - Futuro

Ogni scelta o decisione informata dovrebbe tenere in considerazione questi tre orizzonti. Troppo spesso facciamo scelte unicamente basandoci su uno dei tre orizzonti. Dipende dalla propria personalità, dalle proprie propensioni, dalla situazione. Alcuni tendono a basare le proprie scelte unicamente su ciò che è stato fatto nel passato, magari su dati e numeri relativi ai risultati prodotti, senza tenere presenti le modifiche delle situazioni attuali e future. Altri tendono a concentrarsi unicamente sul presente, sostanzialmente “vivendo alla giornata”, riducendo il tutto ad una banalizzazione del carpe diem di oraziana memoria. Infine alcuni (molto pochi per la verità) si concentrano unicamente sul futuro, “sperando” in qualche sorta di provvidenza che possa cambiar loro la vita senza però agire a tal riguardo.

Bene, quando queste tendenze individuali vengono portate in ambito aziendale, le cose si complicano ulteriormente. Purtroppo l’organizzazione del lavoro “classica” tende ulteriormente a privilegiare uno degli orizzonti, quello passato. I sistemi ed i processi di pianificazione e controllo si basano per la maggior parte sul passato, sui risultati prodotti, sui numeri ottenuti. E le previsioni vengono estrapolate unicamente tenendo in considerazione questi dati, con risultati troppo spesso non attendibili.

Alcuni “manager” tendono a portare invece le loro scelte sul piano del presente, dei risultati immediati. Abbiamo avuto esempi lampanti di come questo atteggiamento possa creare notevoli dissesti, magari perché qualcuno ha pensato più ai risultati del proprio bonus che a quelli dell’intera azienda. Al di là di questi atteggiamenti di patologia organizzativa, è vero che per alcune azienda il futuro si limita in realtà all’immediato, e molte scelte vengono fatte unicamente guardando unicamente alla sopravvivenza dell’oggi.

Infine, in qualche raro caso, ci si tende a spingere unicamente verso il futuro, con due tipi di atteggiamenti. Il primo potrebbe essere sintetizzato con una frase titolo di un bellissimo libro di qualche anno fa: Io speriamo che me la cavo. E’ l’atteggiamento di chi non ha una strategia, ma vuole tirare avanti sperando nella proverbiale “botta di c…”, finendo per proiettarsi nel futuro senza alcuna idea precisa. Cosa accada però quando la “botta” non arriva è facile intuirlo. Il secondo atteggiamento, meno fatalistico potrebbe apparire più sfrontato, ed è spesso figlio dell’idea che nessuno ci ha compresi nel presente. Il rischio è quello di trovarsi dinnanzi ad un muro di gomma, raccogliendo a destra e manca tutto ciò che appare un’occasione, senza un’attenta focalizzazione e unicamente buttandosi verso l’ignoto.

Necessità di un Bilanciamento.

Quanto sia necessario bilanciare i tre orizzonti è invece proprio la lezione che possiamo trarre da Carrol, e che andrebbe applicata nel lavoro di ogni giorno all’interno di ogni organizzazione.

  1. Occorre apprendere i risultati che si sono avuti nel passato per capire quali sono gli errori che non occorre commettere più. I dati numerici sicuramente non possono essere una base attendibile per i successi del futuro (o almeno lo sono solo in minima parte), ma possono sicuramente darci importanti indicazioni su ciò che non dobbiamo ripetere.
  2. Occorre comprendere il presente e gli effetti diretti delle scelte di ieri su ciò che ci circonda. Guardando innanzitutto all’interno dell’organizzazione, perché nel presente sono le Persone gli attori fondamentali. Un esempio? Se abbiamo lanciato un cambiamento organizzativo o strategico occorre monitorare nel presente come questo venga vissuto questo dalle persone. E’ nel presente che si liberano le energie positive ma anche le tossine negative di cambiamenti mal digeriti. Cogliere i sintomi immediatamente è l’unico modo per poter intervenire prima che i risultati siano già troppo negativi.
  3. Occorre immaginare il futuro per quello che potrebbe essere, ragionando per scenari ipotetici più che pianificando una realtà che ha radici unicamente nel passato. Solo così si potrà essere pronti a cogliere le opportunità man mano che si presentano, in un esercizio che deve essere continuamente adattato, e non può essere limitato ad una breve riunione annuale in cui si “sogna” qualcosa che potrebbe anche non  accadere.

Questo bilanciamento va perseguito sia dotando l’organizzazione degli strumenti a supporto, ma soprattutto contribuendo con il proprio individuale atteggiamento mentale. Sono le persone che possono fare la differenza in questo caso! Perché ogni processo decisionale, anche quello apparentemente più insignificante, diventa immediatamente più efficace se questi tre orizzonti vengono presi immediatamente in considerazione.

E infine, un Augurio

Considerato il giorno, non posso non augurare a tutti i lettori un Sereno Natale.

Sperando che questo periodo di festa possa servire a tutti per fare un bilancio dell’anno passato, magari degli errori commessi, capendo cosa ci sta succedendo attorno, e ci permetta infine di sognare qualcosa per il futuro che vorremo realizzare.


Note:
Per chi non avesse ancora letto il racconto, può farlo online sul sito di wikisource, oppure grazie al progetto Liber Liber si può anche ascoltarne la versione integrale.

One response to “Il Canto di Natale tra Passato, Presente e Futuro

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