Siete pronti per il 2012?


Ma come, appena iniziato il 2011, e già parliamo del prossimo anno? Intendiamoci, non intendo parlare delle varie teorie maya sulla predizione del 2012. Se davvero l’Armageddon dovesse arrivare il prossimo anno, credo che non ci potremmo far molto.

Piuttosto mi riferisco alla necessità di pianificare oggi ciò che vorremmo raccogliere il prossimo anno come frutto del nostro lavoro. Ne abbiamo già parlato a proposito della necessità per ogni manager di bilanciare i tre orizzonti temporali del passato, presente e futuro. Se ci pensiamo bene, gran parte dei risultati del 2011 per la nostra azienda sono stati non solo preventivati, ma in gran parte realizzati. Più un’azienda è organizzata, più le attività produttive di risultati si spostano nel tempo. Certo, non parliamo del 100% dei risultati, ma comunque di una parte molto rilevante.

Futuro: prossima uscitaIl punto è che i fattori che realmente possono fare la differenza nella crescita di un’azienda (innovazione, formazione, strategie di business) necessitano di tempo per poter realizzare i loro effetti. In un anno post-crisi come questo, il rischio è che molti manager si accontentino di navigare a vista, un po’ per il timore che la crisi in realtà non sia finita, un po’ perché si cerca di riguadagnare terreno fronteggiando ancora conti aziendali non sempre perfettamente in ordine.

La questione è antica: nei momenti di crisi le aziende (e i manager) si comportano in maniera pro-ciclica, tagliando investimenti e costi, impedendo quindi all’azienda di mettere le basi per la crescita. Quando poi il mercato si riprenderà, rimettere in modo i meccanismi di innovazione necessiterà di tempo. Il che farà perdere all’azienda opportunità ed occasioni di crescita.

Ragionare su un insieme di orizzonti temporali (breve, medio e lungo) sempre ben presenti è una delle modalità fondamentali per assicurare un approccio manageriale bilanciato e che sia soprattutto anti-ciclico. Come dire, l’approccio corretto dovrebbe essere questo: tempo di crisi, maggiori investimenti per lo sviluppo al fine di cogliere al meglio il momento di uscita dalla crisi. Tempi di crescita, controllo continuo dei costi di modo da poter affrontare serenamente eventuali crisi.

Parrebbe una questione di semplice buon senso, ma allora perché non viene applicata così? Il nocciolo sta nella domanda di cui sopra, pochi pochissimi ragionano correntemente su tutti gli orizzonti temporali. E pochi saprebbero rispondere alla domanda “Siete pronti per il 2012”.

Ma come fare allora? Una soluzione c’è è si chiama Scenario Planning pianificazione per scenari. Si tratta di una modalità di approccio che rifiuta la necessità di un’accuratezza previsionale di tipo statistico per il futuro, entro un quadro deterministico, ma piuttosto privilegi una approccio di tanti futuri possibili, all’interno dei quali ogni azienda (ed ogni manager) deve implementare le proprie strategie di modo che possano riuscire a far fronte ad un raggio di possibilità il più ampio possibile.

Del resto, ragioniamo spesso per scenari anche nella nostra vita personale. Pensiamo ad un weekend passato fuori-porta. Spesso le previsioni meteo, attendibili per le successive 24 ore, diventano vaghe più avanti ci spostiamo nel futuro. Quindi che fare? Ci attrezziamo per far fronte a diverse situazioni meteo, quindi magari pur aspettandoci il caldo, ci portiamo dietro l’ombrello ed una felpa. Certo, se siamo ad agosto difficilmente nevicherà, ma comunque il ventaglio delle possibilità è coperto.

Fare lo stesso in azienda è complesso? No, ma bisogna prendere una scelta importante, quella di non guardare unicamente ai numeri, e spaziare nel futuro con la mente aperta.

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